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Libero Borsari
un campione da ricordare

 
Libero Borsari nacque a Finale Emilia il 4 dicembre 1931 e morì a Mestre (VE) l'11 maggio 1952.
 
In Largo Cavallotti a Finale i coniugi Dandolo Borsari e Luciana Setti, genitori di quattro figli - Libera, Libero, Giovanni ed Augusto -, gestivano con la collaborazione di alcuni operai un'officina per la riparazione di moto ed auto, oltre la concessionaria della «Moto Guzzi». Il figlio Libero, appassionato di motociclismo, fin da ragazzo collaborò con il padre in tale attività finché, preparatosi un motore speciale su una Guzzi da 65 cc., cominciò a partecipare a gare su circuiti per moto di piccola cilindrata ottenendo dei risultati soddisfacenti. In seguito cambiò categoria e con una nuova moto «M V 125 cc. » partecipò a varie competizioni su circuiti nazionali classificandosi primo diverse volte o ottenendo ottimi piazzamenti.
 
Libero BorsariDistinguendosi per la sua abilità ed audacia, ovunque entusiasmava gli sportivi presenti sui circuiti. Gli sportivi locali e quelli dei paesi limitrofi che seguivano il giovane campione nel 1949 chiesero ed ottennero dal C.O.N.I. edalla F.MI.I'autorizzazione ad istituire una Società sportiva denominata «Moto Club Finale Emilia», ed i diversi affiliati alla Società elessero un Consiglio di cui fu Presidente il Sig. Dandolo Borsari e Segretario il Sig. Luigi Valentini. Il 10 aprile 1950 fu organizzato per la prima volta un circuito a Finale Emilia e vi parteciparono diversi corridori per ogni classe. Numerosissimi furono gli spettatori ed i finalesi entusiasti ebbero la soddisfazione di vedere il loro Libero giungere primo nella classe 125 cc., con molto vantaggio sugli inseguitori. Il giornale «Motitalia» della F.M.I. elogiò il Moto Club Finale Emilia per l'ottima organizzazione e la gara ebbe un importante successo propagandistico, merito da attribuire al Presidente Borsari e ai suoi collaboratori. In quell'anno la Società arrivò ad affiliare ben 250 Soci. Libero, a soli 19 anni, si sente pronto a partecipare a gare di velocità con corridori di seconda categoria nella classe di maggior cilindrata. Con notevoli sforzi economici il padre, in collaborazione con alcuni amici del Moto Club, acquista per lui la Moto Guzzi 500 «Dondolino», già usata da Bertacchini, corridore ufficiale della Guzzi. Con tale moto nel 1951 Libero vince le gare di velocità a Bondeno e a Modena, 1115 aprile a Finale Emilia, quindi a Marina di Massa Carrara e a Prato, il 1° maggio arriva secondo a Montichiari (Brescia), il 10 giugno primo a Riccione, il 7 ottobre a La Spezia è in testa fino al penultimo giro,quando è costretto a ritirarsi. In quasi tutti i circuiti fin dai primi giri balzava in testa e faceva registrare spesso il giro più veloce. In quello stesso anno si classificò primo assoluto nel Campionato Italiano di seconda categoria e fu promosso d'autorità dalla F.M.I. alla prima categoria. Libero aveva lo stile del campione: era velocissimo, curvava in un modo ineguagliabile: dopo ogni corsa aveva le staffe della moto limate dall'attrito con l'asfalto sia a destra chee a sinistra. Per le sue gloriose affermazioni veniva ormai seguito con grande entusiasmo da tutti gli sportivi presenti sui vari circuiti. I Soci del Moto Club e Ai amici lo seguivano ovunque fin dalle prime gare e, poiché a quell'epoca vi erano poche automobili, venivano organizzate gite in pullman Per assistere alle gare partirono da Finale per Montichiari n. 10 pullman carichi di sportivi, per Riccione_ n. 6 pullman, per La Spezia n. 4, per Mestre n. 1, seguiti sempre da diverse auto e motociclette.
 
Libero BorsariIl padre Dandolo lo seguiva ovunque, gli era costantemente vicino, era il suo consigliere ed amico, ed era sempre accompagnato dal Segretario del Moto Club e dai meccanici Danilo e Sergio, dipendenti del Sig. Canepari, rappresentante della Moto Guzzi di Modena e provincia.
 
I giornali sportivi dell'epoca vedevano in Libero Borsari il futuro campione italiano per l'abilità, lo stile ed il coraggio con cui correva. Nei mesi di aprile e maggio del 1952, quando aveva appena 20 anni, partecipò alle gare di velocità con i corridori di prima categoria nella classe 500 cc. sui circuiti di Faenza, Parma, Voghera, e sui circuiti internazionali di Sanremo e di Codogno, con la moto di sua proprietà, meno competitiva delle altre. A Faenza, nella gara del debutto fra i grandi campioni, Borsari superò trionfalmente la prova classificandosi fra i primi in un carosello di 20 concorrenti.
 
A Voghera la gara fu ricca di emozioni che tennero sempre vivo l'interesse degli spettatori: i corridori si avvicendavano alla guida del carosello più atteso, quello della classe 500 cc. Nei 53 giri pari a Km. 202, il pilota Giani fu in testa per 9 giri, poi Masetti per 15, Giani ancora per 2, Masetti per 3, poi Libero Borsari per 13, Colnago per 4, di nuovo Borsari per 3. Negli ultimi quattro giri passò in testa Liberati che vinse la gara. Borsari dovette ritirarsi a quattro giri dalla conclusione acausa di un banale incidente, quando ormai sembrava avere la vittoria a portata di mano. A Sanremo, gara internazionale, l'inglese Duke su Norton, campione del mondo in carica, vinse in un finale emozionante durante il quale dovette impegnarsi a fondo per contenere le velleità del giovane campione Borsari e dell'intramontabile Pagani. Essi si gettarono disperatanente all'inseguimento di Duke, dopo essersi liberati degli avversari, rosicchiandogli tutto il vantaggio che aveva accumulato e piombandogli alle spalle. Malauguratamente Borsari, forse frastornato dall'esplosione di errtusiasmo degli spettatori, sbandò e cadde ritardando anche l'azione di Pagani che gli stava a ruota. Il vincitore Duke, al termine della gara, volle congratularsi con Libero esaltandolo per l'abilità dimostrata nel guadagnar terreno nelle cui-ve più che sui rettilinei.
 
Libero BorsariA Codogno (Milano) la seconda gara internazionale fu vinta ancora da Duke, seguito da Pagani e da Borsari i quali, dopo essersi sganciati dagli altri concorrenti, ingaggiarono un'aspra battaglia. L'arrivo per il piazzamento al secondo e terzo posto fu emozionante e, anche se l'esperienza del l'anziano prevalse sul giovane Borsari, quest'ultimo dimostrò di migliorare gara dopo gara. I giornali sportivi pronosticavano: "A Mestre, sul circuito delle Industrie di Porto Marghera, quarta prova di Campionato italiano di l ° categoria nella classe 500 cc. in programma per 1'l 1 maggio, non bisogna mettere da parte il bravo e tenace Campione italiano dei Cadetti Libero Borsari, che ben a ragione può essere considerato come la grande promessa. Le gare di questo inizio di campionato lasciano intendere come il giovanissimo corridore emiliano sia da tenere in grande considerazione e sarà certamente tra i protagonisti di maggior peso; egli non si risparmia mai e ne sono prove evidenti i premi che gli sono stati assegnati quale movimentatore delle gare cui ha preso parte". Ed ecco giungere 1'11 maggio 1952. Al mattino giri di prova per i piazzamenti dei concorrenti; davanti ai box e di fianco alle tribune Libero si prepara per salire in sella alla propria moto. Gli sportivi presenti, compresi molti finalesi ed amici, lo applaudono, lo salutano e gli fanno gli auguri. Alto, biondo, con gli occhi azzurri, come sempre sorridente, il giovane campione si infila il casco tricolore, saluta i tifosi, i meccanici Danilo e Sergio e, come a tutte le partenze, abbraccia il padre. Ma, al termine del rettilineo, anziché curvare (e ne era uno specialista) egli prosegue andando a cozzare contro l'alto marciapiede che fiancheggia la linea ferroviaria dello scalo merci e battendo la testa dopo un volo di qualche metro. Soccorso immediatamente dalle ambulanze di servizio sul circuito e trasportato al vicino Ospedale di Mestre, purtroppo vi giunse privo di vita. Libero, l'asLibero Borsaritro nascente, la speranza del motociclismo italiano, lasciò un profondo rimpianto non solo nel papà Dandolo, nella mamma Luciana e nei fratelli, ma anche in tutti gli amici e gli sportivi italiani. L'incidente si ritenne causato non da un errore di manovra, ma probabilmente da un malore, dovuto forse a dolori di stomaco di cui si lamentava da qualche giorno. La salma del corridore lasciò Mestre il 13 maggio alle ore 9 diretta a Finale Emilia e fu seguita da numerose auto, da un gruppo di centauri del Moto Club e da tanti altri motociclisti. A Finale fu osservato il lutto cittadino, con negozi ed uffici chiusi. L'officina Borsari fu trasformata in camera ardente, e il feretro posto fra due Moto Guzzi nuove; il locale retrostante fu trasformato in una serra di corone, circa cento. Dalle ore 12 fino alle 18 la folla sfilò in silenzio davanti alla camera ardente. Giunsero alla famiglia Borsari telegrammi di condoglianze da ogni parte d'Italia, da autorità, da tutti i Moto Club, dalle organizzazioni sportive, dai corridori che avevano gareggiato con lui, compreso l'inglese Duke, dai cittadini e dagli amici. Dalla camera ardente al Duomo, dopo la Santa Messa celebrata da Mons. Cappellini, il corteo proseguì per il cimitero; precedeva la salma una lunga fila di centauri in tuta sportiva, col lutto al braccio, ed una folla immensa, forse 15 o 20 mila persone. Dopo la scomparsa di Libero, il Moto Club Finale ha cessato l'attività, ma gli amici lo ricordano sempre, e ogni anno organizzano una gita a Porto Marghera per collocare una corona di fiori sulla lapide commemorativa posata sul luogo dell'incidente. Il Moto Club di Modena è stato intitolato a Libero Borsari.

        

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